Il problema delle microplastiche in mare

Alberto ci contatta dopo aver letto la risposta di Leo alla nota dolente di Gabriella.

Leo ci ha messo in guardia sulla presenza di residui tossici presenti sulla frutta e sulla verdura comunemente acquistata dall’agricoltore di fiducia o al supermercato.

Dopo aver letto l’articolo Alberto ha pensato ad un altro tipico alimento consumato in Molise e in tutta Italia: il pesce.

Grazie Alberto per il tuo intervento, qual è la tua nota dolente?

Grazie a voi. Non è la prima volta che leggo riguardo ai rischi per la nostra salute derivanti dal mangiare il pesce.

In questo caso, ciò che più mi spaventa è la presenza di microplastiche. Più volte ho assistito a trasmissioni televisive poco rassicuranti sul tema.

Vorrei chiedere a Leo e Giuseppe la loro opinione sul tema. Se il rischio è reale e in generale se il pesce pescato nel mare Adriatico possiamo considerarlo più “sano” e controllato rispetto al pesce d’importazione proveniente ad esempio dall’oceano.

Quanto pesce consumi, se posso chiedere?

Sin da bambino mi è stato detto di consumare almeno una volta a settimana il pesce, è ricco di omega 3, non so altro.

Cerco di acquistarlo in pescheria e lo preferisco rispetto al prodotto congelato. Questa abitudine l’ho trasmessa anche ai miei figli, insegnandogli a consumare il pesce e grandi quantitativi di frutta e verdura.

Io ormai ho una certa età, sono relativamente preoccupato degli effetti nocivi sul mio corpo.

A preoccuparmi è la situazione dei miei figli, i quali mangiano frutta, verdura e pesce in grande quantità.

Spero che Leo e Giuseppe possano rassicurarmi almeno sul pesce e nel caso suggerirmi qualche buona pratica da seguire.


La risposta di Leo

I mari e le acque superficiali e profonde sono inquinati da numerose sostanze tossiche e metaboliti attivi di natura chimica come anche da microplastiche di degradazione di prodotti gettati e abbandonati in ambiente.

Le preoccupazioni di Alberto, così come di tante persone accorte e sensibili ai cambiamenti repentini che stiamo osservando e purtroppo subendo nel settore alimentare, sono reali.

Le microplastiche hanno invaso ogni matrice biologica e presentano effetti di accumulo risalendo la catena alimentare. Si trovano nei pesci e negli alimenti prodotti al suolo. L’Università del Molise da anni ne sta studiando la presenza negli alimenti.

Chiediamo a Giuseppe esperto agronomo qualcosa in più su tale presenza. Io posso però consigliare alcuni comportamenti da adottare per ridurre al massimo l’ingestione di microplastiche e di altre sostanze o metalli pesanti.

Evitate o riducete il consumo di prodotti ittici di grossa taglia preferite il consumo di pesci di piccole dimensioni. C

ome ha sottolineato Alberto il consumo di pesce è certamente utile al nostro organismo e pertanto non va demonizzato ma utilizzato con intelligenza.

La risposta di Giuseppe

Alberto esprime i timori di molti. Pone delle domande alle quali non è possibile dare delle risposte semplici e fornire soluzioni immediate e consigli.

Quelle delle microplastiche è un problema globale di enormi dimensioni. La lentissima degradazione delle plastiche (anche quelle cosiddette biodegradabili) ha generato e genera la disseminazione di immense quantità di particelle elementari di polimeri che si diffondono nel suolo, nell’acqua e nell’aria. Esse inevitabilmente finiscono nel cibo e nell’acqua. E perciò le ritroviamo dapprima negli altri organismi animali e vegetali e poi, facendo essi parte della nostra catena alimentare, nel nostro organismo.

A riguardo del pesce è provato che le micro e le nano plastiche sono presenti oramai in molti pesci e finiscono negli alimenti. A riguardo del pesce ci sono altre considerazioni da fare, non meno allarmanti.

In Italia e in Europa come in tutto il mondo oramai il 50% del pesce consumato proviene da allevamenti, con tendenza alla crescita che secondo alcuni osservatori raggiungerà in breve l’80%.

In particolare alcune specie consumate come la spigola, l’orata e i molluschi in Italia già per l'80% proviene da allevamenti. Per i salmonoidi praticamente il 100% proviene da allevamenti.

Ciò pone altri problemi. Si tratta di allevamenti fortemente intensivi, dove i pesci devono crescere in fretta e dove avviene un uso massiccio di antibiotici, antimicotici e antiparassitari per contrastare le inevitabili aggressioni parassitiche tipiche delle forti concentrazioni delle specie in cattività.

Nutrendoci di questi pesci, a parte le qualità organolettiche, ci nutriamo di un numero imprecisato di residui. Nella migliore delle ipotesi in quantità “nei limiti consentiti dalla legge”.