Attenti alla frutta e alla verdura. Forse non è così sicura?

Frutta e verdura tutti ne consumiamo in grande quantità. La consumiamo tutti i giorni, anche più volte al giorno. Fa bene, dicono. Ma è proprio così?

A domandarselo Gabriella, residente a Campobasso.

Allora Gabriella, grazie per il tuo contributo.

Mi dicevi della tua nota dolente: ti chiedevi se la frutta e la verdura sono un alimento sicuro o se c’è da stare attenti?

Sì, cerco di acquistare la frutta e la verdura direttamente dal fruttivendolo e quando capita (e se li trovo) acquisto i prodotti coltivati nei dintorni.

Sicuramente evito di acquistare frutta e verdura importata dall’estero, ad eccezione delle fragole, mi piacciono e sono disposta a fare uno strappo alla regola.

Preferisco il piccolo fruttivendolo al supermercato perché è meno costoso e la merce mi sembra più fresca, non per altro.

Non pensi che i prodotti del fruttivendolo contengano anche meno pesticidi?

Non penso siano più sani ma non posso certo evitare di consumarli. Non mi sento sicura né comprando la frutta al supermercato né dal fruttivendolo.

So che gli agricoltori in Italia devono rispettare delle regole ma vengono fatti adeguati controlli? Quando posso cerco di consumare quel po' di frutta e verdura coltivata da me in campagna.

Mi chiedo quali e se ci saranno effetti a lungo termine dannosi per la mia salute.

Ormai, per fare una vita sana sembra che una persona non dovrebbe né respirare e né mangiare. Nell’aria ci sono polveri sottili e lo smog, negli alimenti, prodotti chimici di ogni specie, o almeno così ci raccontano, così leggo.

Se posso aggiungere..

Sì certo.

Devo essere sincera, per quanto riguarda l’aria che respiriamo a Campobasso mi sento al sicuro soprattutto in confronto all’aria che circola nelle grandi città.

Grazie Gabriella per aver condiviso la tua nota dolente. Il tema che hai sollevato è molto interessante ed effettivamente penso la tua preoccupazione sia comune in molte persone.

Cosa ne pensano Leo e Giuseppe? Possiamo fidarci dei prodotti del fruttivendolo e della grande distribuzione?

A cosa dobbiamo stare attenti e quali sono i rischi per la nostra salute?

La risposta di Giuseppe

Gabriella tocca un punto veramente "dolente" per tutti. Una organizzazione europea indipendente - Pesticide Action Network (PAN) - fondata nel 1982 e supportata anche dal Programma Europeo LIFE, fornisce dati e informazioni sull'argomento attendibili e rigorosi.

In un recentissimo e dettagliato rapporto scientifico (maggio 2022) significativamente intitolato "frutto proibito" viene rilevato un incremento di residui di antiparassitari, nella frutta e nelle verdure consumate in Europa, del 50% negli ultimi 10 anni, passando dal 14% di residui nel 2011 al 21% nel 2019.

Nel rapporto si sottolinea il fallimento delle politiche europee di controllo e di obblighi a ridurre l'uso di antiparassitari.

È davvero paradossale che in una società dove siamo ogni giorno sommersi di parole come "ambiente", necessità di attenzione e sensibilità all'ambiente, responsabilità che ciascuno dovrebbe mostrare nei confronti dell'ambiente, veniamo poi nutriti nell'indifferenza generale con cibi avvelenati sistematicamente, più o meno volontariamente.

Non entro nel merito dei danni che tali residui provocano nei soggetti che mangiano frutta e verdure contenenti residui. Lascio a Leo, che da anni si occupa da un punto di vista medico di questi problemi. Così pure potrà spiegarci l'"effetto cumulo" che l'uso quotidiano di frutta e verdura può insorgere negli organismi e quali effetti possono provocare.

A me preme sottolineare alcuni punti e porre alcuni interrogativi sui quali ognuno è chiamato a riflettere.

L'uso di antiparassitari (fungicidi e insetticidi) ed erbicidi (chiamati anche nell'insieme pesticidi mutuando la parola inglese pesticides senza distinzione tra prodotti che sono e agiscono in maniera differente e con diverso grado di pericolosità) è un fenomeno nato non più di 60 anni fa e cresciuto in modo preoccupante nell'inconsapevolezza quasi generale dei consumatori e nella irresponsabilità interessata di chi ha costruito modelli di agricoltura intensiva, industrializzata, avente quale scopo primario quello di realizzare ingenti profitti. E non parlo degli agricoltori che il più delle volte ne sono strumenti e vittime allo stesso tempo.

Solo qualche interrogativo per niente retorico.


  • È ammissibile che ci si debba nutrire di cibo contenente veleni immessi negli stessi cibi dagli uomini?

  • È accettabile che poche multinazionali globali decidano cosa e come gli agricoltori devono produrre e cosa e come i consumatori devono mangiare?

  • Sono sostenibili per la salute umana e del sistema agro-ambientale i modelli imperanti di produzione, distribuzione e consumo dei cibi?


Quanto alla domanda assai pertinente se sia più sicuro acquistare frutta e verdura dal "contadino" o dal fruttivendolo oppure dalle grandi catene di supermercati, bè…non vorrei deludere, né colpevolizzare nessuno. Se facciamo prevalere un po' di raziocinio e buon senso allora dobbiamo sentirci più rassicurati dagli acquisti fatti in supermercato di una grande catena distributiva. Per il semplice fatto che i grandi brand fanno maggiori controlli (non possono rischiare), mentre non abbiamo nessuna garanzia di controlli fatti da un piccolo produttore o distributore.


Solo per concludere, occorre precisare che quando parliamo di presenza o meno di residui significa semplicemente che essi sono sotto la soglia consentita di 0,01 mg/kg. Non che siano, come tutti dovremmo pretendere, con zero residui.

La risposta di Leo

Gabriella ha perfettamente ragione sul punto della sicurezza. Non ci dà, a noi consumatori, certezza di genuinità né il piccolo né il grande produttore.

Questo accade perché è oramai sempre più diffusa l’idea che bello sia anche buono.

Troppi, se non tutti, usano ed abusano di fitofarmaci per la protezione e la miglior crescita dei prodotti agricoli.

Non riflettiamo, però, sulla presenza di residui tossici, che hanno un’azione mutagena e cancerogena, negli alimenti che compriamo e consumiamo.

Molti prodotti utilizzati in agricoltura negli anni hanno dimostrato di essere neurotossici e di interferire con il nostro sistema endocrino. Per tale motivo le direttive europee ne hanno impedito l’uso. Penso al DDT, all’atrazina, all’endosulfan al glifosato e non ultimo ai neonicotinoidi che stanno decimando le api.

Altro dato drammatico è il riscontro negli alimenti di residui di tali pesticidi, messi al bando da decenni, poiché sono sostanze persistenti nell’ambiente che si bioaccumulo seguendo la scala alimentare.

In sintesi, la “nota dolente” di Gabriella è realistica. Frutta e verdura sono tra i prodotti che presentano una più alta quota di pesticidi anche multi residuali

Per quanto riguarda, a mio parere, la qualità dell’aria a Campobasso o nei nostri centri minori, a dimensione d'uomo, rispetto alle metropoli, devo farti riflettere sull’importanza del cosiddetto inquinamento di prossimità: aree e strade dove la presenza di polveri sottili mette costantemente a rischio i residenti esponendoli a danni delle vie respiratorie e dell’apparato cardiovascolare, come abbiamo più volte documentato anche in alcune strade di Campobasso.